lunedì, 29 giugno 2009, ore 11:19

L'uomo più furbo del mondo
conquistatore instancabile e attento
ha avuto donne di tutti i paesi
donne che aspettano il ritorno
l'unica donna che ha tanto amato
gli ha voltato lo sguardo
un incontro all'ultimo bacio
con lei non poteva rifarlo
negli occhi di tutte le donne del mondo
quando le accarezza
cerca lei
che non vuole più l'uomo più furbo

l'uomo più furbo del mondo
fuma tre pacchi di sigari al giorno
gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto
come il pianto che non scenderà mai
per lei con cui non può più stare
per lei con cui non può parlare
perché lei uccisa dal rancore
gli ha negato per sempre l'amore

negli occhi di tutte le donne del mondo
quando le accarezza
cerca lei
che non vuole più l'uomo più furbo

l'uomo più furbo del mondo
può avere tre o quattro donne al secondo
quella sera torna a casa da solo
scaccia gli sguardi come scaccia le zanzare
e rinuncia al suo amore di sempre
che non potrà mai scordare

negli occhi...



Ricordando Lei, che non vuole più la donna più furba (furba?) del mondo.
After the rain... ondina81
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mercoledì, 10 giugno 2009, ore 20:22

In fondo la morte è così, e così la metabolizzi, così la superi. Con la vita che, nonostante tutto, a noi vivi è rimasta. Ed anzi, è questa la cosa più importante. Come riempirò questo vuoto, mi chiedo da settimane. Lo sto facendo, senza accorgermene, coi ricordi, i ricordi miei e di nonna mia, e con la vita, che nonostante tutto va avanti e giorno dopo giorno mi sta coinvolgendo, sempre di più. Questa vita che non aspetta, questa vita che non fa sconti.
Sto cambiando, sto crescendo. Mi sto facendo largo, nel mondo ed in me stessa.
Ho una realtà soddisfacente, e tanti sogni ed aspirazioni, a metà con una Randagia che non m'ha mai abbandonata.
Ma soprattutto, sto vivendo.
Ed in fondo, lo so, questo è quello che nonna avrebbe voluto da me.

After the rain... ondina81
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mercoledì, 22 aprile 2009, ore 22:11

Lettera al mio Angelo Custode

Ed ora? Ora che non ci sei più, ad ascoltarmi, accarezzarmi, farmi ridere sorridere ed irridere la Vita. Ora che le tue mani non ci sono più, a stringere le mie, ora che mi ritrovo a parlare del tuo funerale col cassamortaro piuttosto che delle tue 86 candeline con le mie colleghe. Ora che non ci sono più i tuoi consigli, la tua mano anziana ma ferma nell'indicarmi la strada. Ora che non posso più correre da te cogli occhi gonfi di lacrime per una storia andata a male o perchè una tipa m'ha fatta innamorare. Ora che non potrai più leggere il mio primo libro vero, che non avrai più il mio canetto ad arrampicarsi sulle tue gambe stanche, ora che non avrò più da avvisarti la domenica per un gol della Roma, ora che non potrai più donarmi un sorriso per ogni mio successo, che non potrai più stare in pena per una mia partenza, che non dovrai più preoccuparti per tua nipote riccia e matta, ora che non ci sono più i tuoi racconti sulla guerra, sulla storia, sulla letteratura, ora che Natale sarà diverso senza le nostre parole crociate.
Ora che non ho più le tue braccia in cui stringermi, dove potermi sentire piccola e fragile e me stessa per una volta una sola.
Ora che non ho più Nonna mia... se alzo gli occhi la vedo brillare, più di tutte, quella Stella che dall'alto mi osserva.
Felice è quel bimbo che vive protetto da un Angelo pio. Nonna, quel bimbo son io; quell'Angelo, Nonna, sei tu.

Ogni dettaglio
sull'argento di quei capelli da contare,
così piccoli, così fini.
Vuoi dirmi come sia possibile
che le tue mani abbiano tanti racconti,
si tirano e si arrotolano come fogli sottili,
carta velina.
Tutto ciò che di antico è dentro te,
tutto ciò che hai visto,
tutto ciò che hai solo immaginato.
Le dita si muovono, sembrano di zucchero,
ed io penso
che forse
vorrei essere bella
quanto i tuoi anni.



...dedicata a mia nonna, una donna che ha saputo invecchiare, per cominciare a guardare dall'alto, con un Desiderio di vita unico, con tutte le sue idee da raccontare e sorrisi leggeri ancora da donare.
Perchè non muore mai chi vive nei cuori di chi resta, e tu, lo dicevo stanotte alla tua anima esausta, Sei con me e dentro di me, viva, eterna, immortale.

After the rain... ondina81
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mercoledì, 08 aprile 2009, ore 18:48

Ed ora... silenzio




Da oggi c'è un angelo in più, a proteggermi e a volermi bene dall'alto. Sono chiusa in un dolore indescrivibile ed inesprimibile, che non si quantifica e non si spiega. Credevo di poter soffrire così solo per mia nonna, un mese e mezzo fa. Ora so, che quando accadrà - e presto, purtroppo, accadrà - il baratro sarà ancora maggiore.
Ed ora, silenzio.
Chi sa, mi scrive parole che mi scivolano addosso, che leggo distrattamente. Anestetizzata al mondo ed a chi lo popola, fumo i miei pensieri ed ascolto il mio non detto. Con lei se ne va un pezzo della mia infanzia e della mia crescita, il più bello, il più genuino, il più puro. Con lei se ne va la forza energica e quella spirituale, quella voce che un mese fa mi sussurrò "Non mi abbandonare" ed io giurai di no, per poi fare tuttaltro, perdendomi nella mia personalissima trottola quotidiana.
La Randagia mi scrive parole senza senso, come se non sapesse, che ora avrei bisogno di braccia che sappiano supportarmi, e noi ci siamo lasciate perchè lei non sapeva badare a se stessa, figurati a me e alla nostra relazione, figurati in un momento del genere. E mi viene da odiarla, per la freddezza con cui leggo, cancello, spengo il telefono.
Il cuore, io lo sento, in questa triste giornata di una primavera che sembra ribellarsi agli occhi innamorati con cui ogni anno da 28 anni la osservo, il cuore, dicevo, lo sento. Lo sento, che si sta richiudendo, e per gli altri possono sembrare cambiamenti impercettibili, ma io lo so, che sono enormi passi all'indietro quelli che sto facendo, che ho fatto, nell'ultima settimana, lasciandomi trascinare in una tarantella senza fine, dentro e fuori dal letto. Io lo sento, questo cuore che si richiude, che ha solo rabbia dentro, e da oggi un nuovo dolore. Qualche anno fa, scrissi del suo amore, l'amore di zia, qui su queste pagine.
Zia, zia mia, stanotte col tuo amore se n'è andato anche il mio.


Ed ora... silenzio.


After the rain... ondina81
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venerdì, 27 marzo 2009, ore 20:10

Io vado avanti...

No, non ne sono capace. In questi ultimi tre giorni me ne sono accorta. Non sono capace d'aspettare, probabilmente. Troppo alte, di nuovo, le mie difese, le mie barriere, troppe le mandate con cui inavvertitamente ho richiuso tutti i miei cancelli concentrici.
E scappo via. Ancora una volta, scappo via, con la mia guardia alta, sento l'aridità impossessarsi velocissimamente del mio cuore, e non posso farci nulla. Eppure Sil me l'aveva detto, "ci vuole tanto amore per sapere aspettare", ed io quell'amore non lo provo. Affetto, gratitudine, stima, ma già la vedo, la Randagia, come una cosa andata, passata, legata a giorni che non ci sono più. Sto andando avanti. Ho fatto enormi passi avanti, dall'ultima notte trascorsa abbracciate, lunedì scorso. Come a difendermi, come a dire a me stessa che stavolta no, stavolta non avrei sofferto, stavolta non mi avrebbe fregato, il Dio Amore. Lei non c'è più, già non c'è più. Forse lo sente, visto che dice di sentire i miei pensieri. Io non lo so. A me non capita più.
So che queste notti di confusione, fatte di camminate solitarie per viale trastevere, di pensieri fumati sulla sponda del Tevere, hanno portato in me questa consapevolezza, che l'ho lasciata andare, con tanta nostalgia.
Prima di lunedì, mi dicevo che ce l'avrei fatta. Che in questi ultimi due anni e mezzo sentimenti di vario tipo hanno resistito a tira e molla anche più logoranti. Stavolta no, e non so perchè. Stavolta sono già oltre. Come a difendermi, vento in faccia, tiro avanti per la mia strada. Ch'è già segnata, evidentemente, ed io stavolta non so, è come se lo sapessi. Avete presenti quei tipi di persona che sentono quando qualcosa sta loro per accadere? Ecco, io solitamente sono l'esatto opposto. Un cambiamento mi strapazza e mi stravolge, gli eventi si susseguono e m'investono ed io ci prendo familiarità con la prontezza di un diesel. Stavolta invece no. Stavolta lo so, che qualcosa sta per cambiare.

Stanotte ho sognato di volare sul mare, un mare calmo, azzurro più degli occhi miei.
Qualcosa vorrà pur dire.

Io vado avanti. Vieni a prendermi...
E non è una sfida, stavolta è una domanda...

After the rain... ondina81
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venerdì, 20 marzo 2009, ore 17:50

L'assenza come una presenza

Com'è strano lasciarsi così, dopo aver fatto l'amore, sulla porta di casa mia, gli occhi colmi di lacrime, un bacio a fior di labbra. Com'è strano dopo aver condiviso anche l'aria, negli ultimi cinque mesi di vita.
Sono trascorse nemmeno 48 ore, ho ancora il sapore dei suoi baci sulla bocca, ancora il profumo della sua pelle sulla mia.
Ma è giusto così, allontanarci per poi chissà un giorno provare a ritrovarci. Perchè noi oggi non possiamo essere nulla più di questo, di quest'amoremaiamato, non possiamo essere nulla più di slanci di passione, affetto, tenerezze, complicità. Ed impossibilità d'amarci, perchè per quanto ci si provi, non è il momento, sebbene siamo l'una per l'altra la persona più bella e valida mai trovata sul sentiero della Vita. Sembra tutto così assurdo e paradossale, sentirla in ogni istante, sentire finanche i suoi pensieri. La sua assenza come una presenza nei miei giorni solitari. Ma ora è di questo che abbiamo bisogno, di silenzio, di stare ferme, di ascoltare le nostre voci dell'anima. Troppo forti, troppo violenti gli scossoni settembrini. Hanno chiuso i cuori in due teche di cristallo, hanno soffocato la capacità d'amare, così faticosamente riconquistata a suo tempo.
Ritroviamo noi stesse, in questi giorni grigi di una primavera che tarda ad arrivare. Guardo il cielo e lo so, che lo sta facendo apposta, che è la mia stagione preferita ma non andrebbe di pari passo col mio stato d'animo, no, non stavolta. Oggi c'è da fare i conti con una ferita che ho volutamente trascurato, mesi fa, credendo che il tempo facesse il suo dovere, ed invece gettava solo polvere e polvere e polvere.  Oggi c'è da ritrovare quegli slanci perduti chissàdove, nel limbo del NonDetto, l'entusiasmo di una poesia scritta di getto, di una mano stretta sotto le stelle sulla riva del mare, della tentazione d'arrivare fino al cielo a scrivere le mie verità. Per la Randagia è lo stesso, e chi meglio di me può sapere, quanta vita si perda quando coi tuoi occhi vedi la tua donna con un'altra, quanti castelli frantumati, quanti sogni sgretolati tra le mani.
C'è da camminare, io e la mia Piccola Stu, e benchè faccia male, è un cammino da fare da sole, a questo punto. Per ritrovarci, e ritrovare la voglia d'amare. Perchè noi meritiamo l'Amore, noi meritiamo di volare.
Ci auguriamo buona vita, buon viaggio, per questo pezzo di vita, per questo tragitto che vivremo l'una senza l'altra, ognuna insieme ai suoi amici esauriti.
Io gliel'ho promesso, a quegli occhi blu poi azzurri poi di nuovo blu, che sarà la sua mano quella che stringerò per tornare "...a vedere le stelle".

Ed ora corro a rifugiarmi nell'abbraccio vero e sincero dei miei amici, dei miei compagni di vita.

After the rain... ondina81
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sabato, 14 marzo 2009, ore 16:57

Le cose iniziano e finiscono. La mia vita senza la Randagia è strana, particolare, atemporale oserei dire. Ho ripreso a vivere in ufficio, con enorme soddisfazione dei miei principali. Esco con le mie amiche più disastrate di me, ogni tano metto in moto il cervello e rielaboro quei cinque mesi trascorsi con lei mano nella mano.  E mi manca, talvolta, terribilmente. Mi rendo conto dei vuoti che andava a colmare con un semplice gesto, un sms, un pensiero, un'attenzione. Delle ore che trascorrevamo insieme, tante tantissime forse troppe, noi che a parole aborriamo i legami e poi dividevamo anche i respiri. Ancora vivo le mie cose, guardo persone, ascolto suoni, osservo luoghi albe e tramonti, pensando a come sarebbe stato farlo con lei. E' una malinconia dolce amara, un sottofondo acre alle mie giornate. Ma non è un dolore straziante, non è uno strapparsi i capelli, non è un dilaniarsi. Lacrime hanno finito di scendere due giorni dopo, lacrime intermittenti, non costanti. Se la immagino con un'altra mi rodo di gelosia, ma ancora, mi rendo conto, che era affetto complicità tenerezze intesa attrazione, ma non era amore. Se chiudo gli occhi, penso che mi manca, non che la amo. La mia stanza è vuota senza le sue maglie, i suoi calzini, i suoi occhiali rossi e quelli da signorina rottermaier, il suo basso sulla panchina di legno accanto alla mia borsa della palestra, ma m'accorgo che ciò che mi urta maggiormente è quello che ancora c'è e non riesco a sottarre, forse per illudermi che il mio provare nostalgia sia un parente alla lontana di una qualsivoglia forma d'innamoramento. Il cd dei Cure nello stereo, il suo bigliettino scemo sulla scrivania, il suo libro sotto al cuscino, la sua magliettina nera avvolta nel mio pigiama, la bottiglia Donna Marzia che mi portò a cena, questo ed altre millemila piccolissime cose, non le tolgo, per provare a starci male, per provare a vedere se gli occhi si riempiono di lacrime, per sentire dentro di me un piccolo dolore che mi porti a pensare che forse mi stavo innamorando, che non è che sono diventata di pietra, che so amare anche io.
La verità è che oggi vorrei stare male. Masochisticamente. Esco sul mio terrazzo, il sole mi sfiora lo sguardo, respiro la primavera che amo più di qualsiasi altra cosa al mondo, e sento di stare bene, e mi sento pazza. Io, brutalmente accannata una settimana fa, sorrido. Non so più amare. E vorrei saperlo fare, so d'essermi persa un mondo di cose con la Randagia proprio perchè le vivevo con affetto e non con amore. E' forse un limite autoimposto, dopo il baratro in cui mi aveva lasciato la mia storica ex? E' forse, come dice Sil, un livello oltre il quale non faccio arrivare più nessuna? E la Stella Marina, allora? Io lo so che lei ci sarebbe arrivata. La Randagia non era la persona giusta, allora. Ma come, se c'era tutto, se talvolta la guardavo e pensavo questaquifunzionadavvero, se mi ha fatta fermare per 5 mesi quando per due anni nessuna era riuscita a tenermi per più di due giorni, se mi ha fatta emozionare, se m'ha fatta tornare a sognare, progettare, se ha distrutto e calpestato una ad una tutte le mie paure, se ha saputo starmi vicina in ogni frangente? Non lo so, non mi capisco più. Vivo qquesto paradosso, in cui lei mi manca, ma sto bene, e vorrei star peggio. E non so, forse era solo un'abitudine, ma sarebbe sminuente, quand'ho vissuto con questi occhi e questo cuore donne ch'erano droga. Ma forse il cuore era un'altro. Fors'anche gli occhi. Non so più amare, e questa lieve malinconia non è che sindrome da giocattolo rotto, e consapevolezza che basta andare da Rocco Giocattoli per comprarne un'altro.
Mi riprendo la mia vita, il  mio lettone in cui di nuovo dormo in diagonale, le mie abitudine mai tramontate, torno a vivere in solitaria, legando la Randagia a un passato già andato. Mi guardo allo specchio e trovo uno sguardo sereno ma spento, che da mesi ormai non s'illumina dei colori dell'amore, dell'innamoramento, delle farfalle allo stomaco. Penso e ripenso alla mia Randagia, madama incoerenza, regina su di un trono di bugie e mezze verità, e mi rendo conto che con lei vivevo meglio, ma senza sopravvivo alla grande, e mi chiedo... dove finisce l'amore ed inizia la sopravvivenza?
After the rain... ondina81
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giovedì, 05 marzo 2009, ore 16:15

L'essenza dell'assenza

Di nuovo, mi lascia. Ed io mi sento smarrita. So che potrebbe capitarmi una nuova ragazza, ma non voglio. Mi conosco, è una spirale di incertezze il mio legarmi ad una donna, e so che ora che c'è complicità e fiducia ed affetto ed attrazione, con lei, non voglio perderla. Mi dice che le è capitato di guardare un'altra, come se non fosse normale, come se a me non fosse mai successo, da quand'è che la conosco. Dice che i problemi non sono tra noi, ma in tutto ciò che ci circonda. E come darle torto. Se sono i suoi occhi a spingermi sempre al di là di ogni ostacolo. Giada, la becco in chat un istante, subito, senza saper nè leggere mè scrivere, mi dice "Se vai a Lisbona, so dove piazzarti, ho conoscenze laggiù..." e tutto mi sembra un segno del destino. Se perdo nonna, il primo volo è il mio. La Randagia è persa nella sua trottola d'insoddisfazione, ed io non posso che capirla, ma se non trova stimoli nel nostro rapporto, se preferisci cullarsi nell'insofferenza più completa lasciandomi, piuttosto che stringermi la mano e trarre forza da noi due, io non posso farci nulla. Mi adeguo e riparto, che io da sola ci so stare. E' che immaginarmi la mia stanza senza le sue magliette sparse quà e là, le sue pantofole, il suo spazzolino da denti in bagno accanto al mio, è un pugno allo stomaco. Le voglio bene, voglio crescere con lei, su una strada solo mia, parallela alla sua finchè lo vorremo, finchè un reale nostro problema ci porti ad un incrocio con un semaforo lampeggiante. E non parlo di sentori. Parlo di cose vere reali. Il suo lavoro, la sua insoddisfazione, il non riuscire a trovare di meglio nonostante impegno e fatica e tentativi. Tutto le offusca la testa. Ma io non posso nulla. Ho visto i suoi occhi brillare di serenità accanto a me. L'ho vista volermi, desiderarmi, stringermi fin quasi a farmi male, ad impaurirmi. L'ho vista crederci quanto e più di me, talvolta. Star bene con me consapevole che sono rare le persone che sanno trasmetterti tranquillità. E' una cosa reciproca. Tutto ciò che riesce a donarmi senza neanche accorgersene. I suoi occhi blu che mi accompagnano tra le stagioni, gli unici che mi fanno sentire quanto sono bella. Il sostegno che sa darmi, la forza che solo lei sa trasmettermi, che saprebbe spingermi in terapia. Ho paura di perdere tutto ciò, non voglio. Le voglio bene, e non mi frega se non l'amerò mai o me ne innamorerò domani. Non vorrei perderla. E vorrei che nemmeno lei lo volesse.

After the rain... ondina81
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domenica, 01 marzo 2009, ore 17:00

Il peggio è passato.
Guardo foto di Lisbona, ormai satura di presente passato e futuro, cercando tra le stelle ed il cielo il coraggio necessario all'ultimo atto, quello definitivo, quello necessario a voltare pagina e ricominciare.

Vedo un'amica partire, l'abbraccio stretta stanotte nella cucina di casa mia, Clì un pezzo di me viene via con te, te l'ho scritto in nottata, danzando nel vuoto che la tua assenza lascia dentro l'anima, ascoltando l'eco del silenzio.

Il canetto s'addormenta sereno nella sua quotidianeità, sul lettone incastrato tra me e Fefè, tranquillo con la testolina poggiata sulla mia caviglia, sogna salsiccette, cagnoline bianche, calzini sporchi da smozzicare in santa pace.

Qualche mattina fa la Randagia mi ha lasciato un bigliettino scemissimo sul letto, prima di uscire a camminare con la sua mamma.
Ho paura a lasciarmi del tutto andare, ancora, ma mi piace così tanto che certe volte mi dimentico delle mie paure.
Sono giorni intensi, talvolta anche difficili. Ma affrontiamo tutto e tutti a testa alta mano nella mano, io e la Randagia. Passiamo la nottata a ballare e nella folla tra il casino e le psichedeliche mi urla nelle orecchie "Promettimi che non mi freghi!"; la porto al cimitero inglese e mi sembra di vederlo per la prima volta; andiamo a teatro e la dodicesima notte diviene una delle nostre notti più belle; e la festa di carnevale al Coming ha il sapore dolceamaro di un long island che fa girar la testa e dei suoi baci e anche di un bisticcio fuori luogo e fuori tempo ma incredibilmente irrimediabilmente inconfondibilmente nostro. I suoi occhi blu e le sue mani piccole, il sostegno che mi dà sempre, sempresempre. Addormentarmi con lei e non sentirmi sola. Pensare che sono serena, e sentire un liquido caldo nella pancia, buono.
Non lo so, cosa stia succedendo. Ancora, davanti agli altri, quasi lo urliamo, che noi non stiamo insieme, ma stiamo BENE insieme. E alla sua amica che mi guardava interdetta, venerdì sera, ho detto "Due palloncini, se li lasci volare uno accanto all'altro, possono andare all'infinito o staccarsi dopo due minuti, ma sempre solo quando e se lo vorranno; se provi a legarli con lo spago, invece... subito tenderanno ad andare in direzioni opposte"
Principessa, è questo il segreto, probabilmente.

After the rain... ondina81
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domenica, 15 febbraio 2009, ore 18:52

Nonostante me

Com'è difficile starmi accanto in un momento del genere, amore mio, solo tu puoi saperlo. Tu che poi queste righe nemmeno le leggi. Eppure stasera durante la nostra cenetta proverò a dirtelo a voce, quanto sia dispiaciuta e pentita ed amareggiata. Ma ho un tale caos dentro che raramente riesco a controllare, forse riesco solo quando incrocio i tuoi occhi più azzurri dei miei, e poi un giorno che non ti vedo ecco che succede il patatrack. Lo so, nei momenti difficili sono chiusa in me stessa, a riccio, ho scatti d'umore impressionanti, come si fa a starmi dietro? Sembro una psicopatica, un momento allegra e quello dopo incazzata, un momento appiccicosa e quello dopo medito di lasciarti. Dicono di me che sono pazza, nevrotica, stressata, ipersensibile. Da una settimana tutto gira al contrario, mi sento in un vortice senza inizio nè fine ed io che cerco di respirare guardando in alto verso il cielo o traendo forza dalle tue braccia, che già a stento sostengono i tuoi casini. Mi sono aggrappata a te come un pugile sulle corde, ed ogni cosa è amplificata, ogni parola ha un peso incredibile, ogni leggerezza fa tornare presente il passato, ed io mi sento te lo giuro d'impazzire, rimpiango la mia lucidità, quella con cui ho affrontato e superato la nostra crisi, quella con cui ti ho trasmesso la voglia di crederci, in noi. E ti tratto male e poi mi pento e appena trovo il momento di dirtelo di nuovo sono nervosa.
Stasera  ti regalerò un fiorellino scemo, basterà mai a farmi perdonare?
Il regalo più bello che potessi farmi per questo sanvalentinofestadeglidioti è riuscire a sopportarmi. Nonostante tutto. Nonostante tutti. Nonostante me.

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