martedì, 13 maggio 2008, ore 18:37

Gli altri mi guardano e ridono perchè sono diversa.
Io guardo gli altri e rido perchè sono TUTTI UGUALI.


Forse è vero, chi lo sa, che la rinascita dovevo passare per quei monti. Quattro anni dopo, riabbraccio luoghi e rivivo momenti che credevo accantonati nello spazio e nel tempo di giorni ormai andati, legati ad una pazza gioventù trascorsa a fare avanti ed indietro per l'autostrada del sole. Mi rivesto di me stessa, di quella che ero e di quello che son tornata ad essere, vitale, radiosa, un'onda di energia; osservo centimetro dopo centimetro questa lingua nera d'asfalto distendersi davanti alle ruote della mia carrozza, quasi a volerne rubare un tratto, una curva, un bordo dissestato; stringo nel pugno una lattina di redbull ormai finita ed assaporo il gusto della libertà, quella libertà che troppo a lungo m'ero negata; m'addormento stremata, qualche ora dopo, e sogno di nuovo - finalmente - carreggiate, corsie, camion in sorpasso, autogrill dalle luci spente. Quanto sono mancata a me stessa.
E la rinascita, per tanti tantissimi piccoli segnali, era da questo punto che doveva passare, necessariamente. Torno a lavoro con tre ore di sonno sulle spalle e il sacco a pelo ancora sul sedile posteriore, trovo sulla scrivania quel pezzo di carta che per mesi ho aspettato desiderato e in fondo in fondo un pochino anche meritato. Chi mi ama è lì, pronta ad abbracciarmi, a stringermi a sè, a coccolarmi con lo sguardo, a piangere commossa con me e per me, ed io davvero non lo dico per scherzo mi sento felice.
In pausa, osservo il mio volto riflesso sul vetro del finestrone, il mio sorriso contrasta con quelle che ad un occhio distratto sembrerebbero lacrime ed invece sono solo gocce di pioggia. Luca mi scrive ti meriti questo ed altro, sei una grande donna, non curarti dell'invidia altrui, non sei più sola. Ed è vero, che talvolta mi sento un pò un pupazzo pazzo pazzo in questo pazzo pazzo mondo; è vero, che a volte mi pesa, essere la strana la particolare la naif l'artista la matta; è vero, che io e solo io posso esistere così, comparsa e protagonista, bianca e nera, grande e piccina; ed è vero, che amo tutto ciò che è oximoron, come negarlo? Rinnegherei me stessa. Lo so, lo so bene.
Chiudo gli occhi a un raggio di sole che sgomitando tra una nuvola e l'altra è arrivato a farmi un dispetto. Nella mente sfilano millemila persone, c'è chi è triste, chi è sincera, chi è distratta, chi è allegra, chi è incazzato, deluso, pensieroso, e poi ci sono loro, quelli che mi guardano e ridono, ridono perchè sono diversa.
Io mi volto, li guardo e rido, rido perchè sono tutti uguali. 
E forse un pò grande lo sono diventata per davvero.
After the rain... ondina81
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lunedì, 05 maggio 2008, ore 19:36

Punto e virgola.
Senza punto.
Senza virgola.


Scrivere bene e scriver di nulla è mai possibile io non lo so ma di certo mi ci impegno nell'ermetismo che mi contraddistingue qualcosa devo pur far uscire perchè io se non scrivo muoio e allora andrà pur bene scrivere con le lacrime agli occhi nel cercar di contenere emozioni finora represse e che ora vadano vadano pure nell'universo dei miei pensieri sulla tastiera del mio pc nell'aria che mi circonda tra la gente che frequento in mezzo a gente che mi ama e ad altra che mi odia
ci son giorni che si faresti i salti mortali per la felicità e altri che uccideresti cane madre e sorella per l'apatia per la voglia di nulla per il desiderio di star soli e lasciarsi un pò andare lasciarsi un pò vivere lasciarsi un pò morire e forse è questa la chiave di tutto l'alternanza di sensazioni stati d'animo emozioni le parole scorrono via e con esse le nuvole in cielo Primavera checcazzofai? oggi c'è il sole domani piove ed io da venti giorni sto col raffreddore
mi guardo attorno trincerata dietro ai miei finti rayban tre euro dal cinese tra uno starnuto ed un mal di gola nella mia ferrarina nuova il mondo sembra scivolarmi sotto le ruote Corri Clio corri veloce ed io con te! portami dove non son stata mai vedremo posti mai esplorati e magari chissà insieme ce la faremo ad uscire da queste sabbie mobili di semi-serenità mescolata ad una incostante quotidianeità
chiudo gli occhi e prendo sonno io che per dormire ho bisogno di una veglia di venti ore almeno ebbene ho sonno da un paio di mesi e dormo e sogno lei che mi dice seilasciva proprio così tuttattaccato lasciva lasciva lasciva lascita lasciata e mi vengono in mente appena mi desto tutte ste storie che partono come treni in corsa e poi finiscono su binari morti da quanto tempo quante ne sento ufficiodisperazionisenzafine ho scritto in fronte almeno così pare io psicologa senza studio io esperta nei problemi altrui e casinara coi miei io che gli altri li consiglio e poi mi lascio affogare io che cogli altri son sincera con me stessa così bugiarda che sarei più trasparente se raccontassi d'essere etero e dai capelli nero corvino 
e mi vien da
pensare in questo pezzo libero da virgole punti e puntievirgole mi vien da pensare a questo viaggio infinito mi vien da pensare che non so dove sto andando ma poi a ben vedere non so nemmeno da dove sto venendo e cosa sto cercando sulla strada dell'esistenza qual è il civico della felicità è un coro di richieste e la risposta non si sa 
io però corro e corro dietro al tempo come chi corre dietro alle donne e non so mi sembra d'essere maratoneta tra le maratonete in una staffetta infinita pettorina indosso testimone alla mano via fino al prossimo blocco lei mi fissa e mi dice Laprenotoperlaprossimavita io guardo in alto c'è il sole un gabbiano un aquilone il vento anche una mosca rompicoglioni mi perdo nel rumore che fanno le foglie di un salice piangente con lacrime a forma di ramo e sussurro Tiprenoto...tiprenotoperlaprossimavita



e non m'importa se m'aspetti da due ore due giorni due settimane due vite oggi ero stanca e sono in ritardo perchè perchè perchè perchè oggi così mi va.
senza punti.
senza virgole.
After the rain... ondina81
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giovedì, 24 aprile 2008, ore 17:53

Scappi sempre scappi sempre
e dopo vuoi ritornare
tu rimani tu rimani
seduto a guardare
ma chi non scrive la sua storia
non può decidere il finale
e poi le paure confondono
se i sogni che fai non si avverano


 
Il suo numero è lì, per non cadere in tentazione, e non ripetere lo stesso errore di un mesetto fa. Non è un rifiuto dell'Amore, non è che sto male, perchè non ho scritto palle fino ad oggi, io sto bene e sorrido, davvero! E forse è proprio per questo, proprio per questo mio non aver bisogno di nulla di più, almeno al momento. Che strana è questa situazione, questa condizione. Io che da sempre sono innamorata dell'Amore, io che sono così stanca di fuggire, io che credevo e mi dicevo orachestaibenenonfuggiraipiù. E invece no. Sarebbe una forzatura e una violenza a me stessa, ostinarmi a non scappare. Mi dicono Non è l'onda perfetta ed io inizio a crederci, perchè davvero è l'unica spiegazione, io se sto male fuggo davanti alla persona più giusta della terra, ma quando sto bene no, son pronta a fermarmi, ed io sto giro son certa di star bene. E ne son certa per tante piccole cose, per la fibrillazione che mi porto dentro, per i progetti che ho per i giorni a venire che mi fanno sentire viva come non mai e che mi danno la sensazione di essere di nuovo me stessa, quella solare e vitale di qualche anno fa. Tra un paio di settimane rivedrò le prealpi venete, quelle che da quattro anni ho perso di vista, e voglio vivermela tutta l'emozione di questo reincontro, del viaggio, dell'autostrada davanti agli occhi, del sapore di una redbull prima di partire che da sempre è il sapore della libertà, dell'aria che entra dal finestrino e ti muove i capelli mentre la macchina macina chilometri su chilomentri. Queste e millemila altre cose, avevo cancellato da me stessa 3 anni e mezzo fa in virtù del Dio Amore. Ed ora, ora che sto di nuovo bene, voglio riprendermele, è l'ultima cosa che mi manca, l'ultima, la follia di un viaggio scemo come ai tempi universitari. Bisogna tornare se stessi ed amarsi per quelli che si è, prima di poter amare un'altra persona.


Ed il tuo numero, cancellato dal cellulare e trascritto su uno scontrino, resterà lì sulla scrivania, onda imperfetta nel mio mare d'imperfezione, per non cadere in tentazione quand'avrò voglia, umana tra gli esseri umani, di un pò di dolcezza e di tenerezza, o, vanesia come tutte le bilancine, di sentirmi perfetta come tu e solo tu riuscivi a vedermi. Perdonami, se mi leggi ancora. Perdonami perchè perfetta non sono, e perchè non voglio una donna che mi veda così, ma voglio una persona che abbia ben presenti i miei pregi ed i miei difetti, e che mi ami per entrambi, che mi mandi anche a fare in culo se la faccio fuori dal vasetto e poi sia a pronta fare pace, che l'amore non è bello se non è litigarello, non se è idolatria. Non posso essere il tuo primo amore, la tua prima donna; ho bisogno di una persona che capisca i miei silenzi, le mie pause, le mie riflessioni, perchè ne trova una ragione tra le pieghe di cicatrici simili alle mie, e fors'anche che abbia la mia stessa difficoltà nel rendere comune quella quotidianeità che da troppo tempo è solo sua. Un cuore puro è splendido e ricco d'amore, amore vergine ed incontaminato che a volte t'inebria, t'ubriaca e può farti perdere i sensi e la ragione, e forse è quel che in questi giorni stava succedendo a me, così arida d'amore da un anno e mezzo - e lo so che molto spesso l'ho voluto io, come dici tu, ma ho avuto le mie ragioni... - ma ti porta a troppi alti e bassi, all'eccesso, a quell'idea di storia perfetta che nessun imprevisto può intralciare, ed invece la vita è piena zeppa d'imprevisti. E non te ne faccio una colpa, scema... se ne parlo così bene è perchè l'ho vissuto, il primo amore capita a tutti! Solo che non potrò essere io il tuo...
Tutto ciò, te lo dico ora, per non ferirti più a fondo tra qualche tempo. Un giorno capirai e forse mi ringrazierai.
O forse mi manderai a cagare.
E forse me lo meriterò pure, chi lo sa.
After the rain... ondina81
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lunedì, 21 aprile 2008, ore 19:05

Non sei più me


Può succedere. Può succedere che un giorno, presto o tardi, io torni a soffrire così tanto, e così a lungo. Può succedere, e forse succederà, o forse no, ho inconfutabili teorie a sostegno dell'una o dell'altra ipotesi. Può succedere, certo, può succedere. Ma stavolta non ho più paura. Può succedere, e che succeda allora, succeda pure, morire e rinascere è il gioco più vecchio del mondo, e tant'è dolorosa la morte tant'è gioioso il ritorno alla vita. Che succeda, sì, che succeda, se poi il ritorno alla vita va a coincidere con l'arrivo della stagione più bella, ed i miei occhi si riempiono di colori e di fiori e di uccellini e di raggi di sole sempre meno timidi e di nuvolette sparpagliate nel cielo lassù che sembrano scostarsi veloci al passaggio di quella palla gialla infuocata. E' tutto una scoperta, è tutta un'avventura, questa primavera fuori e dentro me, i profumi gli odori forti e quelli più lievi, il vento tra i capelli sempre più caldo.
In pausa pranzo, la principale prende il mio cartellino appeso al collo, guarda la foto e sussurra "Ma che dolore immenso ti portavi dentro, mesi fa?!" poi mi abbraccia, mi accarezza una guancia, e si volta verso una collega, "ma ti rendi conto che quella in questa foto è questa bella bimba qui?" E la vedo, la leggo negli sguardi, nelle parole, nei discorsi, la stima che prova per me, e dai suoi gesti traspare l'orgoglio dell'avermi vista crescere e guarire così in fretta e così consapevolmente negli ultimi mesi. "Sei partita che zoppicavi così tanto, guarda ora dove sei arrivata!"
Ed in macchina, nel pomeriggio, mi guardo allo specchio, e mi scopro donna, nella mia giacchetta nera, nei miei stivali alti, nei miei capelli dorati più corti e brillanti, nel mio ciondolo al collo, nelle mie mani finalmente curate. Sono un'altra me stessa. Guardo la foto del cartellino, una foto in bianco e nero anche se a colori; accanto al mio nome c'è un volto grigio, offuscato da un fantasma, da un dolore enorme, dal disprezzo che provavo per me stessa; la guardo fissa, la guardo seria, la guardo decisa, la guardo e basta, coi miei occhi di oggi, sereni, sorridenti, vivi, tranquilli. La guardo e le dico "Non sei più me". Sembra passata un'eternità, ed invece, alla fine, è solo questione d'istanti un cuore che torna a pulsare.
After the rain... ondina81
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lunedì, 14 aprile 2008, ore 23:54

Cerco la magia


Passeggio per le strade della mia città, in questa strana primavera in cui c'è freddo e caldo, freddo e caldo. Sì, passeggio e dappertutto scovo un piccolo miracolo, un'epifania, una scoperta, una meraviglia. C'è l'uccellino che cinguetta il bambino che strilla il pallone che rimbalza il cane che abbaia la lavatrice che lava la lavastoviglie che stoviglia il sapone che pulisce l'acqua che risciacqua; c'è il votante che vota lo scrutatore che scruta lo specchio che riflette il trucco che addolcisce la nonna che cucina il nonno che apparecchia l'inter che vince la Roma che convince; c'è il cellulare che squilla lo sguardo che lo ignora una penna che scrive un pennarello che colora.
Questa Roma magica, col sole sempre addosso, che sembra prestartelo quando esci dal portone, che nel traffico in due ore farai pure un metro, però se alzi lo sguardo ti fa vedere san pietro. Questa Roma elegante e popolana, altezzosa e plebea, "Buonasera, i miei omaggi più sentiti la disturbo" "Bella cì che dici che famo 'n d'annamo ah cicalò chiama pure l'artre che più semo e mejo stamo". Roma che davanti agli occhi ti schizzano impazziti moto motorini e biciclette, che di domenica magari non si rischia di schiattare nel traffico; e zigzagando tra il caos di portaportese, la quiete di san paolo, la pace dell'alberello, incontro millemila facce, facce d'attori barbieri operai mendicanti calzolai posteggiatori tassinari benzinari, e le sento mie, come se da ogni volto riuscissi a carpire un cenno, a rubare un'espressione, ad interpretare uno sguardo. E penso a quando me ne volevo scappare da questa città tutta uguale e sempre diversa, quando mi dicevo "che ci resto più a fare, non fosse per il lavoro sarei già volata via, non ho legami, non ho nulla, solo una bacinella di ricordi che fan male..." Ed oggi penso che qui io ci farei la barista la sarta la baby sitter la dog sitter la musicista la barbona la scrittrice la spazzina chi se ne frega, ma mi sembra quasi che ci sia un'oppurtunità per tutti, una anche per me. Come cambia la prospettiva quand'hai la pace nel cuore.
 
C'è freddo e caldo in questa strana primavera. Ai seggi in questi giorni ho visto millemila facce, belle e brutte, corrucciate e serene, assonnate e arzille. Osservo molto le persone. A volte, specie quando sono in uno dei miei pensatoi, mi rendo conto che la causa di tutta quest'insoddisfazione che traspare dalle espressioni facciali di noi umani sia la malavoglia. Ed ho una bellissima teoria in proposito, ma stanotte, che già è dura di suo visto il trionfo del Berlusca, stanotte ve la risparmio.
 
Ho ritrovato la mia tessera elettorale, aprendola è caduto un foglietto in qualunque momento lo leggerai, sappi che ti amo. Lo stringo nel pugno, il foglietto, sorrido e guardo fuori dalla finestra.
C'è freddo e caldo in questa strana primavera. Io cerco la magia, ogni tanto la trovo, e questo è l'importante.
After the rain... ondina81
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mercoledì, 09 aprile 2008, ore 18:24

Oggi è già un altro giorno


Latitanza.
Rientro dopo settimane nella mia stanzetta d'adolescente, guardo una parete, il cuore batte forte, e di nuovo mi ritrovo, come dopo ogni caduta della mia esistenza, come dopo ogni risalita che nella sua lentezza ha contraddistinto il mio viaggio, lungo ormai 26 anni e spicci.

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
 
E mi guardo allo specchio, più grande, più consapevole, fors'anche più bella. Quest'inverno durato un anno e mezzo, tutto quel freddo, quel ghiaccio, si è sciolto finalmente come neve al sole. Non ho più paura. Io non ho più paura.
Ti sei fatta strada nel mare in tempesta, nella sabbia profonda, inerpicandoti sui ripidi pendii delle montagne e attraversando la nebbia più fitta. Sei scivolata e slittata, hai inciampato e sei caduta, rialzandoti e riprendendo ogni volta il cammino. Hai sopportato tutto ciò, e anche altro, pur di raggiungere la verità che ti avrebbe fatta guarire, portandoti la pace e l'amore che desideri disperatamente, mi ha sussurrato un gufo stanotte, appollaiato lì, accanto alla candelina che ogni sera accendo davanti alla finestra, a proteggere i miei sogni. Oggi io lo so, so di non essere più una Principessa coi lividi, ma una principessa intera, e che l'amore nel mio cuore crea l'amore nella mia vita, e che ogni cosa sarà come deve essere, quando sarà giusto che sia, perchè avviene quando deve avvenire, secondo i suoi tempi.
Nella vita reale il lieto fine c'è anche se manca il principe,
ho pensato chiudendo gli occhi, nel chiarore soffuso della lampada che gioca a disegnare stelline sulle pareti della mia stanza, nella mia casa, tra quelle mura che ormai sento miedime e che mi hanno vista piangere troppo spesso e ridere troppo raramente. Oggi è tempo di pensieri d'adulta, di un letto a due piazze, di un lavoro stabile, di tajeur e di scarpe col tacco alto; il tempo va, i giorni volano, e nel frattempo si cresce, e crescendo si diventa donna, senza nemmeno accorgersene, fin quando una notte ti guardi allo specchio e stenti a riconoscere l'immagine riflessa. Ero bambina fino a ieri, ieri che mi guardavo distratta, e ancora mi sembrava di scorgere il profilo di una ventiduenne bionda, euforica, alle prese col primo amore, quell'Amore che tutto cambia e tutto sconvolge. Ho sorriso a quella me che ormai non c'è più, a quel cuore che amava senza sapere cos'era l'Amore ed amava l'idea di una Storia, non una persona; con tenerezza ho accarezzato il volto di quella bimba incredula, entusiasta ed ingenua, che confondeva un sentimento con l'idea dello stesso, e diceva d'amare senza aver la minima idea di cosa fosse, l'Amore; che stringeva nel petto un cuore così puro e candido e privo d'esperienza. E poi mi son stretta tra le braccia quel che è diventato, un cuore apparentemente più brutto, solcato da millemila graffi e ferite, ma che ora sa scegliere e distinguere e discernere, e saprà trovare chi amare, forte proprio di quelle ferite ormai sanate e che sanno indicare la strada, perchè le cicatrici sono storie, storie scritte nell'anima. Il viaggio di una persona non finisce mai, ho sentito aggiungere il gufo. Ed è vero quel che mi ha detto poco prima di volare via, di volare ad aspettarmi in un punto a me ignoto del mio futuro, dove ci sarà la mia prossima caduta:
un tempo avevi bisogno di amare per sentirti bene. Adesso puoi scegliere di amare perchè ti senti bene.
Sì, oggi io posso scegliere, perchè amo ciò che è stato per quel che mi ha insegnato e per come mi ha trasformata, e perchè... perchè io, davvero, io non ho più paura.
E' primavera, è tempo di rinascere, e oggi è già un altro giorno.
After the rain... ondina81
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mercoledì, 02 aprile 2008, ore 16:37

Cinque minuti...

La strada per andare all'alberello s'è colorata così, dal giorno alla notte, di millemila fiorellini rosa. Li ho guardati con occhi strabiliati ed increduli, e sono riusciti a strapparmi un sorriso in mezzo ai tanti pensieri che mi si accartocciano nella mente. Come un uragano, questa vita mi prende e mi sorprende, gli eventi si susseguono e m'investono, ed io non ho la capacità, davvero, di fermarli, tantomeno ho la lucidità di rendermi conto che, come in un film, mi guardo vivere senz'azzardarmi a dire la mia, ad oppormi, a puntare il dito. Sil dice che è giusto così, lascia fare ai giorni se non sai prendere una decisione, ma non farti del male, che questa è davvero la fine del tunnel, e che non c'è una partenza senza un ritorno, forse è per questo che ti sei allontanata. Il dolore, quello acuto e pungente come quello lieve ma perdurante, è lontano mille miglia dalla mia persona. Mi cullo così, mi stringo tra le braccia, in questa situazione etrànge in cui mi scopro incapace di diretacerefaredisfareamareodiare. La mia mente vola lontana, spesso spesso spessissimo, sale su fino al cielo come un gabbiano e come un gabbiano torna giù in picchiata, poi plana rasente terra e disilvolta si posa su di un balcone diroccato. Osserva tutto ciò che la circonda, librandosi nell'aria, e da quella ringhiera mi racconta, ed io scrivo. Scrivo scrivo scrivo tantissimo, di storie e di racconti e di fiabe e d'emozioni che a volte immagino, altre ricordo, altre ancora permetto che filtrino fin dentro al mio cuore, portando benessere e disgelo, rimembrando che fors'è vero, può tornare a battere senz'essere divenuto puttana su di un marciapiede di periferia.
C'è tanta confusione. Sento la testa leggera, mentre invento le mie favole e riempio pagine e pagine d'inchiostro nero su carta bianca. E non è da me. Ed è strano, davvero. Sentirla più leggera d'una nuvola, e non me lo ricordavo come fosse, vivere senza un fardello di dolore che pesa tra i due polmoni, guardare il cielo senza dedicare nemmeno un istante all'idolatrare Sua Maestà La Sofferenza, ridere e sorridere senza che le labbra si spengano nel ritorno alla quotidianeità.
Peccato tu non possa vedermi così.
Brillo di luce propria, mica come la Luna che brilla di riflesso, ma come il Sole, quello che acceca ed abbaglia ma che dona la vita ad ogni essere animato.
E ci guardo, noi terrestri, così maledettamente imperfetti e così affascinanti nella nostra consapevole o inconsapevole imperfezione; ci guardo, noi, così presi da un'incessante frenesia di vivere, soffocati a volte da un’apatia strisciante altre da una gioia incontenibile, imprigionati dal grigiore delle città e dai colori brillanti degli alberi in fiore, alla costante ricerca di una felicità irraggiungibile e di una serenità che s'annida dietro l'angolo, tutti uguali gli uni agli altri eppure tanto diversi da noi stessi, lontani ma al tempo stesso vicini dalla flebile melodia dell’anima, che nessuno ormai apparentemente ascolta più; ci guardo, forti delle nostre cicatrici, cicatrici che non sono altro che storie scritte sul cuore e sul corpo e che ci rendono capaci d'amare in maniera giusta e consapevole, ci rendono stabili, ci arricchiscono, c'insegnano, ci fanno apprezzare un tesoro perchè stanno lì a ricordarci quando terribile sia perderlo, quel tesoro; ci guardo, buttarci a capofitto in una mera illusione e poi tornare indietro a mani vuote, e chiederci perchè mai, come sia potuto accadere, dove ho smarrito la via, a quale bivio ho preso la strada sbagliata, ma sarò in tempo per tornare indietro... e tutto questo perché? Per dimenticarci del vuoto che ogni tanto ci assale, per fuggire da noi stessi e da un qualche Dio, per poi tornare più forti di prima, per riempire questa orribile solitudine che serve, serve a piangere ogni lacrima e poi tornare a vivere... ci osservo, vivere gioie e dolori senza renderci conto che... che l'arcobaleno è fatto di pioggia e sole, e che non c'è una rivincita senza una sconfitta, non c'è una discesa senza una salita, non c'è una vittoria senza la fatica dalla partita. E sarà vago, sarà banale, ma io in questa vacanza da me stessa, in cui i miei giorni sembrano un cortometraggio di vecchia data cui assisto comodamente sdraiata, non desiderando null'altro di più che una Camel light e un posacenere a portata di mano, io scopro che si cambia. Si cambia, e si cambia con lentezza, la stessa lentezza che muta la primavera in estate, l'estate in autunno, l'autunno in inverno... non ci si accorge mai in quale momento la primavera diventa estate, ma una mattina ti alzi e fa caldo: l'estate è giunta mentre dormivi.
La mia sveglia è lì lì per suonare, nel mio mobiletto ikea vicino alla foto del maremarino; socchiudo gli occhi assonnati, scorgo le lancette oscillare e mi riappisolo serena, sussurrando come al solito
...altri cinque minuti...
Cinque minuti, solo cinque minuti. Poi toccherà anche a me...
After the rain... ondina81
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martedì, 25 marzo 2008, ore 15:57

Una promessa è una promessa
Sinceramente. Ho tanto da scrivere e poca voglia di farlo. Una bestemmia? Perchè no, in un mondo in cui tutto si può. La realtà è che in una vita come la mia, piena zeppa di parole, avrei bisogno necessità esigenza desiderio voglia di stare un pò da sola e non solo quando nel letto crollo stremata a notte a volte fonda a volte no, ma anche in giornate comuni, star da sola e rimettere a posto idee pensieri opere opinioni ed emozioni, capire capirmi interpretare gesti ed azioni. Ho poco tempo per riflettere, sento la mancanza di me stessa, e ciò mi manca. Dovrei recuperare terreno con Marziondina, e invece non ce la faccio, che quando a volte mi chiudo trovo gente che mi ama mettere il muso e chiedermi Cos'hai che non va, nulla nulla non ho nulla che non va, solo non soffocarmi non togliermi l'aria lasciami vivere un istante solo ed esclusivamente di pensieri e non di risate ed allegria, lasciami un momento solo per me. E non capisco, non mi capisco perchè non ho tempo per farlo, non capisco se non ho pianto nemmeno una lacrima perchè non veniva o perchè non potevo, non capisco se il dolore c'era ed era camuffato da una necessaria risata oppure se era solo un dispiacere che può e deve mescolarsi tranquillamente con un sorriso. Non lo so.
 
Ho visto Mirabilandia, ieri. Passeggiavo muta per i suoi viottoli, occhi sgranati coperti da occhiali da sole enormi, a non far trasparire nulla di quel che per la testa mi trotterellava. Talvolta sorridevo, altre ero seria, nel rivedere angoletti nascosti, nel rivivere sensazioni laceranti, nel ricordare una donnina di nemmeno 25 anni distrutta da una cosa più grande di lei. E, come in un film, ho rivisto me stessa, berretto in testa, parecchi chili in più, capelli lisci, occhi lucidi, magliettina azzurra, seduta sulle scale del Katun, cellulare stretto tra le mani e braccia a levigare l'assenza di un amore ormai... ormai andato per uno sguardo. Mi si è stretto il cuore, nel ricordare quanto dolore, troppo per quel piccolo cuore. E poi mi son rivista da fuori, ora. Quante volte m'è successo nell'ultimo anno, di vedermi come in una fotografia, vedermi altro da me, fuori da tutto, mentre facevo sesso, mentre sorridevo, mentre me la chiacchieravo assumendo pose più o meno improponibili, più o meno impensate, di difesa più che altro. Le mie amiche ultimamente mi urlano Smettila di stare con le braccia conserte, il simbolo della difesa, di un muro rialzato nella notte di quel 25 febbraio. E mi son vista da fuori osservare quel gradino buio, braccia incrociate, occhiali scuri, capelli ricci e sciolti, 20 kili in meno, sguardo rilassato, macchinetta legata al passante dei jeans bassi, magliettina stretta nera e a collo alto per via del freddo pungente. Mi son vista così, osservare quel posticino e piangere per tutte le lacrime che li avevo pianto 18 mesi prima. E poi ho sorriso. Perchè ho rivisto il film dell'ultimo anno, un film a tratti angosciante e tormentato, un film lungo ma breve, leggero ma intenso, logorante e ricostituente. E ho visto la mia rinascita lenta ma inesorabile, ho visto lacrime sparire e tramutarsi in sorrisi e solarità. Ho sentito il cuore battere, di nuovo, finalmente. E ci ho messo tanto, è vero, sicuramente più di altri, ed involontariamente ho ferito cuori che rinascevano perchè il mio ancora non sentiva il sangue pulsare; ho ricucito ferite e camuffato le cicatrici, affinchè siano visibili solo per me, che insegnamento ne devo trarre per tutti gli anni a venire; e fors'è vero, che un pò lenta lo sono stata, ma chiedetelo a quella ragazzina seduta lì all'angolo, quella lì con gli occhi lucidi, lo sguardo spento, che fissa un cellulare muto e gronda sangue da un cuore brutalmente spezzato... chiedete a lei, quanto grande e soverchiante e opprimente e schiacciante e asfissiante e lacerante potesse essere quel dolore. Un dolore che ti cambia, inevitabilmente, che semmai tornerai ad essere, non sarai più la stessa di prima. Chiedetelo a lei, che se sforzate lo sguardo potete vederla anche voi, se riesce ad immaginarsi un anno e mezzo dopo sorridente su una giostra che corre a perdifiato. Chiedete a lei, se scommetterebbe due lire due sul suo ritorno alla vita, sul suo tornare ad avvertire il sole baciarle la pelle e la pioggia bagnarle lo sguardo. Vi guarda sprezzante, vero? Riuscite a leggere, a riconoscere, a decifrare quanto disastrosa sia la catastrofe interiore che sta vivendo?
Non ci ha messo tanto a rimettersi in piedi, a rinascere. Più di altri feriti nel campo di battaglia dell'amore, è vero, ma meno rispetto alle previsioni del più ottimista dei medici di campo. Non è stata sola, ha avuto un'ottima infermiera ed amiche affettuose ad accudirla. Ma ora si guarda orgogliosa, ed esce da Mirabilandia, si volta a guardare l'ingresso ed a quella scritta gialla allegra e vivace sussurra cogli occhi "Mi hai vista distrutta a suo tempo, mi hai vista serena oggi... presto mi vedrai tornare col cuore gonfio d'amore".
E non è una minaccia nè una profezia, di secondo nome non fa Nostradamus.
E' una promessa. A lei e a quella ragazzina piangente sulle scale del Katun.
After the rain... ondina81
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mercoledì, 19 marzo 2008, ore 18:03

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"
Guccini - Il vecchio e il bambino

Guardo il foglio bianco, e forse per la prima volta nella mia vita, non ho nulla da dire. Sarà questo cielo azzurro, che mi coinvolge e mi sconvolge. Non lo so. Ieri lei mi chiedeva macomefaiaconosceretuttiquestiposti, proprio così, tutto d'un fiato, con l'entusiasmo e la meraviglia del suo cuore così giovane - lo definisco io - così ingenuo - lo definisce lei - così etero, diciamocelo. Sono giorni pieni di soddisfazioni e gratificazioni, e talvolta tutto mi sembra così grande da farmi sentire piccola piccola, come un palloncino in mezzo a millemila mongolfiere, come un bambino in un mondo di soli grandi, come il mio alberello biondo di fronte a tutti quegli alberi altissimi e scuri. Rifiorisce la mia persona insieme a questa brillante primavera, e vorrei dire, forse per rispetto a quel biennio di Storia, che son tornata mia di me dopo un anno e mezzo in cui ho metabolizzato un grande dolore, mentre invece mi trovo costretta ad ammettere che mi riapproprio della mia solarità dopo un periodo di letargo molto più lungo, che investe e comprende anche quei 2 anni, ed i mesi antecendenti, e insomma quanto tempo è passato da quando ho riempito i miei occhi delle prealpi e ho sentito il cuore accelerare i battiti per il verde più acceso di una collina...? Ed oggi eccomi qui, che spesso nemmeno mi riconosco, mi sento come quei giapponesi che fotografano tutto sia a via del Corso che a torbellamonaca tanto sempre Roma è, come quel tedesco che domenica immortalava un gatto panciuto seduto su uno Scarabeo verde smeraldo romano gatto obeso è la didascalia, come i magrebini che raccolgono sassi su via dei Fori immaginando Giulio Cesare saltellarci sopra allegramente un millennio fa o forse più.
Mi viene da pensare che forse ero solo abituata a star male, e per questo mi stupisco di questa mia spensieratezza, fatto sta che io non faccio foto o raccatto sassi per strada, che quello che rimane impresso nella mente nessuna foto, nessun sasso potrà mai renderlo; guardo e contemplo coi miei occhi vispi e allegri, e da questi mando scariche elettriche al cuore, ancora poco abituato a ri-provare emozioni. E' non è che mi sto innamorando, è questa la cosa più bella, scoprire che si può essere felici anche da soli, anche senza essere parte integrante di un 2X1, amando sì ma amando me stessa, è la mia più grande vittoria e la consapevolezza che ora sono pronta ad amare, ma da sola sto tanto bene ugualmente. E voglio voglio voglio... voglio arrampicarmi fino al posto più alto del mondo e fare ciao ciao con la manina a voi formichine laggiù, voglio vivermi ravennariccionesanmarinomirabilandia come se fossero il paradiso terrestre, voglio correre sul raccordo e ballare in discoteca fino a finire le energie, lavorare sorridendo e sorridere lavorando, stringere mani e gaurdare col cuore, mangiare pane e nutella e non sentirmi in colpa, ammazzarmi in palestra e tornare a casa stravolta, dormire nel mio letto spesso in diagonale e quando serve in verticale, accendere una candelina alla finestra per chiamare un angelo bianco che vegli sul sonno mio e di chi amo, e ridere sorridere irridere la vita, voglio continuare ad esser chiamata il sole dell'ufficio e nel contempo sentirmi dire Non ho mai visto nessuno crescere come tu hai fatto in questi 6 mesi, voglio donare affetto comprensione fiducia tranquillità rispetto ed anche una sigaretta se il tuo pacchetto è vuoto e nel mio ce n'è solo una. Talvolta mi sembra tutto apparentemente uguale ad un anno fa, poi guardo più attentamente ed è tutto estremamente diverso, ed è una magia un'epifania un'incantesimo una scoperta eccezionale che mi fa mancare il fiato. Ho una marea di sensazioni nel cuore nel volto tra le mani che quasi sembrano travolgermi e strabordare dal contenitore del mio corpo per andare ad irradiare tutto ciò che mi circonda, mi sento in un frullatore di serenità che a prima vista è immotivata, ma porco cazzo m'ero scordata pure come si scriveva, serenità.
Ed oggi ho gli stivali sporchi di polvere e terra per il lungo cammino fatto per arrivare fin qui, mi volto e scorgo, vicini e lontani, volti amici, nemici, nemici che ora sono amici, amici prima nemici, volti sereni ed altri distrutti, confusi spaesati distratti, volti di chi c'è stato e s'è fermato ed io non so nemmeno bene il perchè, il volto di chi è restato mezzo metro indietro, fai un passo avanti stringimi la mano e proseguiamo insieme, vediamo se si può fare, stare bene insieme oltre che da soli. Ma oggi la camminata è finita, c'è un'altra fiaba da raccontare al bimbo di gucciniana memoria, me ne accorgo giorno dopo giorno; sfilo gli stivali e metto scarpe alte, la strada più sconnessa con buche alte e pericolose è alle spalle, ora è tempo di ballare su pavimenti lisci e sorridere alla vita su note che scivolano nell'anima. Cadere si può, basta che ci sia un pò di cera come nel corridoio di casa mia, ilaria ama passarla tanto quanto io odio scivolartci su... ma rialzarsi, io lo so, oggi è più facile, davvero!
 
 
(...e meno male che non avevo nulla da dire! :p)
After the rain... ondina81
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lunedì, 17 marzo 2008, ore 00:14

I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei, ricorda il tuo sogno.
S. Bambaren

Sono una giovane donna, come unica certezza ho un canetto che m'adora, che quando mi guarda sembra dirmi "finchè morte non ci separi". Non ho famiglia, siamo tutti sparpagliati in ogni dove, non ho legami, non ho l'amore. Ho me stessa e mi tengo stretta, ho un'Ombra che mi sostiene in quest'esistenza che mi vede lasciarmi trasportare libera, talvolta malinconica, dal vento della vita. Ho una sorella, e spesso non si capisce chi sia la maggiore tra le 2, se io più bassina o lei alta 2 metri o forse 3. Non ho luogo nè tempo, nel cuore racchiudo gioie e dolori, freschezza e aridità, ricchezza e miseria, passione e freddezza, delusioni e soddisfazioni. Adorata ed odiata, desiderata e rinnegata, amata e tradita, voluta e allontanata, scelta e preferita, ricordata e dimenticata. Ho esperienza di una novantenne e infantilità di un'adolescente, ho ilarità e tristezza, lacrime e sorrisi, entusiasmo e depressione. Sono tutto e nulla, bianco e nero, inferno e paradiso, vuoto e pieno, uomo e donna, grande e piccola. Vivo per imparare, imparo per vivere. In me convivono il bello e il brutto, il sole e la luna, le onde del mare e la neve delle montagne, la calma e l'irrequietezza, la forza della tranquillità e la tranquillità della forza. Ho cassetti troppo vuoti, altri troppo pieni, altri ancora chiusi a chiave, che i miei sogni troppo grandi non riuscirebbero ad entrarci. Ho occhi azzurri, grigi, profondi, sinceri, piccoli, espressivi, vispi, addormentati. Mani piccole ma generose, leggere e pesanti, calde ed algide. Ed ho il mare nel cuore ed il cuore nel mare, e cosa vuol dire nessuno lo sa, ma provate a guardarlo dal bagnasciuga, il mare, guardatelo fino a laggiù, laggiù, laggiù dove lo sguardo si perde, dove il mare finisce ed inizia il cielo, lì dove la terra sembra arrivare al limite massimo... ed ora lo sentite? ascoltate il rumore delle onde, morbido come un jazz nero e caldo come un sax contralto, calmo ed indomito, tranquillo e burrascoso, timido e fiero. E lo avvertite, il vento tra i capelli, schizzi d'acqua sul volto, granelli di sabbia tra le mani, salsedine tra le labbra? Respirate, respiratelo, l'odore del mare, respiratelo a fondo, riempitene i polmoni, come una droga, fino a non poterne più. Ecco. Tutto questo, ondeventoacquasabbiasalsedine, tutto questo sono io.

After the rain... ondina81
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